Sono sempre più convinta che ormai i grandi eventi non mi trasmettono più gioia. Troppa gente, mi viene l’ansia per prendere i biglietti di Pit perché sennò non ha senso andare perché sto troppo lontano dal palco, e comunque anche il Pit è diventato sempre più grande, senza parlare poi dei token… Quindi pur di andare ad un concerto in posti un po’ più raccolti, mi ritrovo a fare chilometri su chilometri. Quest’anno il posto scelto è stato Ferrara sotto le stelle. Premetto che in tempi di Covid è tutto più piccolo, tutti i concerti che vengono fatti sono in posti più piccoli e per meno persone. Quindi sono pienamente consapevole che la mia adorazione per questo festival ferrarese è dovuta probabilmente alle misure dettate dalla pandemia e che in altri anni probabilmente il festival è stato immenso. Comunque consiglio gli organizzatori a cercare di fare rimanere più possibile in una dimensione più ristretta perché a me è piaciuta parecchio.

Il festival è organizzato benissimo. I concerti erano al Parco Massari, un oasi verde a due passi dal centro di Ferrara. Coda ordinata e e di persone silenziose. Personale al controllo accessi educato e gentile. Il kit omaggio della Usl con all’interno alcool test, mascherine e depliant informativi su sessualità e alcolismo. Vado via di testa per la roba gratis. Ero già felice così. Dopo qualche passo si arriva all’area concerto e ci accompagnano in piccoli gruppi a prendere il nostro posto. Tutto questo senza correre, senza agitazione, senza polemiche, ma in pace con il mondo e in silenzio. Non ricordo rumore, chiacchericcio troppo forte o urla. Il fatto che non ci fossero orribili sedie di plastica ma potevi mettere sul prato il tuo telo da mare mi ha esaltato un casino, ha reso ancora più informale e speciale l’evento. Odio le orribili sedie di plastica che quando va bene sono nere o rosse, quando va male sono grigie e pure stinte… (credo di avere dei traumi dovuti alle numerazioni delle platee nelle piazze fiorentine fatte sotto il sole in piena estate).
Insomma, per farla breve l’allestimento mi è piaciuto un casino, ma il massimo è stato nell’area ristoro. Infatti, l’area ristoro si riassume in:
una fila per la cassa, una fila per la birra, una fila per l’acqua e una per i panini. Fine. Due truck solamente. E in effetti bastano e avanzano. Ahm e niente token. Cioè te vai paghi quello che chiedi e non devi fare i conti per capire cosa puoi prendere con quel mezzo token che ti avanza. Stupendo.

Altra chicca: in tutta l’area del concerto non si poteva fumare tranne che in alcune aree fumatori ben segnalate.
Faccio una standing ovation per l’organizzazione!

Ma veniamo al concerto del 2 luglio di La Rappresentante di Lista, mia fissa musicale da un paio di anni. Acustica perfetta. La band gasatissima e noi pure. Bordoni qua e là, tra “Questo corpo” e “Oh Ma Oh Pa”, tra “Giovane femmina” e “Siamo ospiti”. Io che mi esalto ad ogni nota. Era dal 2019 che volevo vederli live. L’unica pecca di questo allestimento obbligatoriamente seduto è stato che quando si doveva saltare non lo si poteva fare. Loro felici sul palco che potevano ballare, Veronica vestita da diva, e noi che potevamo muovere solo le braccia… e mi è tornato in mente di quando ero in castigo in casa da piccola e guardavo dalla finestra i miei amici giocare. Velo di tristezza.

Comunque ho già preso i biglietti anche per Firenze. Seduti su delle sedie di plastica grigie.

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